Morti per strada ma di Lavoro

Tragedia nella notte tra le strade calabresi, una squadra di quattro camerieri che tornava dal lavoro viene travolta e uccisa.

Il dolore della Filcams CGIL nel commento del Segretario Generale: sono morti ingiuste che però non scalfiscono le coscienze di chi Governa.

Si può morire anche così di lavoro in Calabria, in una notte di sabato, su una strada ostile dopo un turno a nero di chissà quante ore passato a servire tra l’allegria di chi festeggia il suo evento.
Ci sono tante “squadre” organizzate di “servitori” pronti a sacrificarsi per rendere il vostro momento indimenticabile e per permettere alle aziende turistiche di non badare troppo alle regole; d’altronde chi è così cinico e baro da venirti a controllare durante una festa? A meno che non si tratti del Matrimonio della figlia di Don Vito Corleone dovresti stare abbastanza tranquillo.

Per questo le aziende ne approfittano, si approfitta del bisogno di una persona anziana che per sbarcare il lunario si inventa il secondo lavoro, perché con il solo stipendio non ci si arriva a campare dignitosamente. 

Si approfitta della voglia di emancipazione dei giovani che non vogliono dipendere dai genitori per cui anziché passare il sabato sera a divertirsi con gli amici, colgono l’occasione per farsi qualche soldo. 

 

Si approfitta di un sistema che continua a considerare “lavoretto” il sacrificio ed il sudore di chi serve tra i tavoli di un ricevimento.

La Filcams Cgil Calabria esprime profonda tristezza e dolore per la tragedia che a colpito gli affetti più cari dei lavoratori travolti stanotte sulla Trasversale delle Serre. 

Continua il nostro impegno e la nostra azione per qualificare e regolarizzare il settore del Turismo in Calabria, perché nessuno debba morire di lavoro e di bisogno. 

Rabbia, frustrazione, dolore, disillusione, perdita di speranza questo viviamo ogni giorno in Calabria di fronte all’ennesima ingiustizia che nessuno sembra voler vedere. 

Tutti attoniti, intontiti, storditi dal tragico evento, nessuno che possa lucidamente mettere i cocci apposto, provando a rendere merito ed onore a coloro che sono stati strappati alla vita ingiustamente, dopo una nottata di lavoro.

È il lavoro che manca dalla scena, la fatica, come se fosse un supplemento, come se non contasse, nemmeno stavolta, nemmeno dopo le ennesime morti. 

Che ci facevano quattro esseri umani vestiti eleganti in mezzo ad una strada nel cuore della notte? Nessuno sembra saperlo, a nessuno sembra importare anche se questa cosa avrà un’importanza notevole per la vita di chi resta, senza affetti e senza protezione sociale. Se non sono morti di lavoro non avranno neanche il riconoscimento che in questi casi è dovuto, che non serve ad alleviare il dolore, forse a riconoscere un po’ di Giustizia, sicuramente ad aiutare a campare chi è stato privato dagli affetti. 

Invece no, il lavoro non esiste, come non esiste il luogo da dove venivano e dove avevano lavorato per un tozzo di pane. 

Esistono le tragedie ed i colpevoli, che siamo noi, povera gente colpevole perfino di morire così.

Perché tutti si sono concentrati sulla Strada, continuando a guardare il dito e a puntarlo sulla mancanza di autovelox o di telecamere tanto è che se la Trasversale delle Serre è insicura è colpa nostra che non la sappiamo affrontare da veri esperti automobilisti; non certo di chi sulla strada ha consumato inefficienze, illegalità, ruberie che hanno portato il progetto iniziale a ridursi e a sacrificare la sicurezza dell’arteria sull’altare del “scrurdammoce o passato”.

È solo ispirandosi a questo mantra se il Ministro Salvini può cinguettare a sproposito sui social citando le imminenti novità al codice della strada che magicamente non provocheranno incidenti mortali mentre il suo Governo introduce i voucher nel Turismo, così se qualcuno crepa per strada, anche se aveva un lavoro irregolare, l’azienda sarà coperta da un ticket magari acquistato qualche minuto la tragedia; piuttosto che il Presidente della Calabria che seppur incalzato ripetutamente sul tema dello sfruttamento e dell’irregolarità nel settore, oggi si sente con la coscienza apposto e si addolora. 

La povera gente la si può trattare così, con superficialità e una pacca sulle spalle, sentenziando e promettendo cambiamenti epocali mentre nulla cambia, perché se non si torna a dare dignità e valore al lavoro nulla cambierà. 

Continueremo a piangere morti a parlare di fatalità anziché di quello che sarebbe giusto per dare dignità alle nostre esistenze. 

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