16 Luglio 2026 · Turismo e ristorazione

Stagionali sotto scacco, i sindacati: «Schiavitù normalizzata, addette alle pulizie costrette ad apparire trascurate»

Contratti stagionali e a termine, lavoro irregolare, salari bassi e paura di denunciare: è il quadro del turismo calabrese descritto da Giuseppe Valentino, segretario generale della Filcams CGIL Calabria, nell’intervista pubblicata da LaC News24 il 16 luglio 2026.

La crescita di arrivi e presenze non si traduce automaticamente in lavoro di qualità. Dietro la stagione turistica restano diffuse precarietà, part-time fittizi, pagamenti fuori busta, turni insostenibili e il ricatto della mancata riassunzione.

Perché gli stagionali denunciano poco

Nel turismo molti contratti durano pochi mesi e, in territori con opportunità occupazionali limitate, quello stipendio può rappresentare l’unica entrata dell’anno. Chi chiede il rispetto degli orari e delle pause, si iscrive al sindacato, si ammala o segnala un abuso rischia di essere allontanato o di non essere richiamato nella stagione successiva.

«Si denuncia poco perché il ricatto è ancora più forte della tutela. Denunciare significa spesso rischiare di non lavorare più».

Anche i social possono amplificare una denuncia, ma non sempre costituiscono uno spazio libero. I profili personali vengono controllati e una critica all’impresa può aprire la strada a contestazioni disciplinari o licenziamenti, costringendo la persona coinvolta ad affrontare una lunga vertenza senza stipendio.

Turismo in crescita, salari fermi

Secondo Valentino, una parte dell’imprenditoria turistica è abituata a ricevere sostegno pubblico senza che gli incentivi siano legati al rispetto dei contratti nazionali, della sicurezza e dei diritti. Nelle aree in cui aumentano i turisti non crescono né i salari né le competenze, perché le imprese investono poco nella formazione e manca un intervento strutturale della Regione Calabria.

Alcune politiche attive finiscono inoltre per sostenere le assunzioni senza migliorare le retribuzioni, mentre i tirocini regionali mettono a disposizione manodopera a basso costo. La Filcams CGIL ha proposto una cassa per il turismo calabrese capace di sostenere imprese e lavoratori, ma la proposta non ha ancora trovato un confronto concreto.

«Il lavoro non può essere il costo sul quale si scaricano tutte le inefficienze del sistema. Se un’impresa sopravvive soltanto pagando in nero o violando i contratti, trasferisce il proprio rischio economico sulle persone più deboli».

Diritti e strumenti di tutela

Con la campagna “Non c’è turismo senza di noi”, la Filcams CGIL informa lavoratrici e lavoratori sui diritti previsti dai contratti: quattordicesima, ferie, permessi e, nei casi previsti, vitto o alloggio. Esistono inoltre prestazioni di welfare, bonus e corsi di formazione finanziati dagli enti bilaterali.

Per chi lavora stagionalmente è particolarmente importante esercitare per iscritto il diritto di precedenza per la stagione successiva. Alla fine del rapporto, quando ricorrono i requisiti, è possibile accedere alla NASpI. Gli sportelli territoriali della Filcams e la rete delle Camere del lavoro raccolgono segnalazioni e accompagnano le persone dall’ascolto iniziale al confronto con l’azienda, dalla segnalazione agli organi ispettivi all’assistenza legale.

La dignità negata nel luogo di lavoro

Tra le testimonianze raccolte dal sindacato, una mostra con particolare durezza quanto lo sfruttamento possa incidere anche sulla dignità personale. In un villaggio turistico, alle addette alle pulizie sarebbe stato imposto di presentarsi con capelli disordinati e mani non curate, affinché apparisse evidente la differenza sociale tra le lavoratrici e gli ospiti.

«Non bastava possedere il loro tempo e sfruttarne la fatica. Si pretendeva di decidere perfino quale aspetto dovessero avere e quale posto dovessero occupare davanti agli altri: una condizione di schiavitù normalizzata».

Il turismo richiede professionalità

Accogliere un ospite, gestire una sala, lavorare in cucina, rifare una camera, organizzare un ricevimento, parlare lingue straniere, usare software gestionali e rispettare le norme sanitarie e di sicurezza richiedono competenza, esperienza e formazione continua. Definire queste occupazioni “lavoretti” significa svalutare migliaia di persone e giustificare salari bassi.

Il lavoro nero danneggia chi lavora, che perde contributi, ferie, mensilità aggiuntive e pensione; danneggia le imprese sane, costrette a competere con chi abbatte illegalmente il costo del lavoro; indebolisce infine il territorio, rendendo l’economia più opaca ed esposta all’intermediazione illecita e agli interessi criminali.

La sfida per la Calabria è usare la crescita dei flussi turistici per consolidare il settore e redistribuire la ricchezza prodotta verso servizi migliori, imprese più solide e condizioni di vita dignitose per chi lavora.

Non c’è turismo senza lavoratrici e lavoratori. Non può esserci sviluppo se chi produce quella ricchezza resta povero, precario e invisibile.

Articolo ricavato dall’intervista di Luana Costa a Giuseppe Valentino, pubblicata da LaC News24 il 16 luglio 2026.